Come e perché nasce questo blog

Come e perché nasce questo blog



In un periodo in cui la musica hip hop è diventata alla portata di tutti, ma celata ai più, questo blog offre una visione ragionevole della scena italiana, particolarmente quella nordica, per distinguere ciò che vale la pena ascoltare e ciò che non è hip hop, ma musica in rima. Queste pagine non vogliono essere un luogo in cui si giudica o si pubblicizza, ma dove si valuta, dove ci si confronta, per capire meglio la musica hip hop, capendo meglio chi la scrive e\o compone: insomma, dove si possa condividere una passione


One love



Rispetta quelli che lo fanno da più tempo
devi andare a tempo e non perdere tempo
Scrivi nuove rime e crea nuove tendenze
e poi il tuo stile e rispetta le scadenze
Ok, come dice il vecchio saggio al terzo Dan
stanno aumentando i fan e diventerai una star


Surfa, "Vuoi fare la rapstar?", da Rap Roba Fresh vol.1

giovedì 25 agosto 2011

[Fresh] Don Joe & Dj Shablo - Thori e Rocce


"Thori e Rocce con o senza pedigree
Cartucce in canna
scarica la semiautomatica sui beats"
da "Grand Prix"

Nella piccola e ancora breve storia di questo blog ho sempre preso le distanze dal recensire mixtapes: forse perché troppo complicati da gestire, forse perché troppo spesso troppo diversi nelle loro componenti per ricavarne un fil rouge, o forse perché difficilmente ho trovato mixtape degni di una recensione (forse quest'ultima non è vera... scriverò anche di questo).
Sta di fatto che mi sono deciso ora e devo dire che non potevo trovare miglior momento: il mixtape di Joe (cfr. Club Dogo) e Shablo (cfr. Zona Dopa e seguiti) è uno dei progetti meglio riusciti in questo 2011; l'unione di queste due colonne del suono è riuscita a sfornare 16 tracce che non cadono di ritmo neanche per un secondo, neanche per un giro di beat, neanche quando si fanno magari più leggere e sottili (come in "Perché Posso"): resta sempre quella firma di sottofondo tra l'elettronico e l'underground. La cosa che mi colpisce di quest'album è che i due dj sono riusciti (aspettavo da tempo questo momento) a prendere i nuovi ritmi, i nuovi suoni dell'hip hop moderno (l'elettronica in "L'ultimo giorno che ho" ricalca gli ultimi stili, l'ultima "moda" di tanti, le voci melodiche di Emiliano Pepe in "Senza un domani") e ad integrarli perfettamente con i vecchi suoni, prendendo il meglio da entrambi. Il risultato è questo: miscela con un po' di guru della scena italiana (Fibra, Bassi, Gué, Noyz), mettici pure il nome di Francesco Sarcina e dj Ax (che però negli album di vero hip hop si mimetizza talmente bene che non fa notizia) e aggiungici una campagna pubblicitaria fuori dal comune per un album dalla tiratura di nicchia (non ha tutti i torti Jack all'inizio di "La guerra dei poveri"), forse anzi sicuramente esaltata dall'uscita lo stesso giorno de "Il Ragazzo d'Oro" di Gué Pequeno [scrissi cose].
E' un prodotto fuori dal comune, non so se riusciremo a riunire in un solo album tanti artisti del genere con dei beat riusciti così bene. Spero che i dj protagonisti continuino su questa strada, anche perché l'mc fa molto, ma quello che resta in testa alla gente è la musica.

Nota dell'autore: finale troppo commerciale dite? E' il far successo e il rimanere in testa alla gente il fine dell'hip hop? Commentate, il blog è fatto apposta (astenersi demagogia e banalità).



"1 per i soldi
2 per lo show
3 per il beat di Shablo e Don Joe"

da "Le leggende non muoiono mai (Thori e Rocce anthem)"

Sir Biss

domenica 19 giugno 2011

[Fresh] Gué Pequeno - Il ragazzo d'oro

"Odio il potere perché non ce l'ho."

da "Dichiarazione"

Lo aspettavo, forse tanto quanto "Thori e Rocce" di Joe & Shablo. Gué Pequeno, uno dei Dogo insomma, uno di quelli che ce l'ha fatta, che ha reso l'hip hop un filo più commerciale e visibile al grande pubblico, si ripropone in veste di solista, in questo album che puzza di ostentazione già dalla copertina, un po' Gucci un po' retrò disinteressato (chi guardi?). Lo ascolto. Lo riascolto. E lo ascolto ancora, perchè voglio capire, lo voglio capire questo album, perché dico "Si preannuncia una bomba; insomma, Gué è uno che ci sa fare, ha fatto grandi cose, riesce a piacermi anche quando canta il mercato di "Mettilo in mezzo al banco", e poi l'hanno pompato un casino sto album: interviste su giornali e giornaletti, pubblicità. La Milano hip hop lo aspetta. Il rap ricomincia da qui!". E lo riascolto. E capisco che questo album è quanto di più triste esista. Frenate gli insulti (uno può benissimo non essere d'accordo), vi spiego perchè. Il filo del discorso ruota su Gué, maschio alfa, zarro e bauscia (in milanese "sbruffone") che se la gira tra donne di mal'affare, abiti firmati e feste esclusive, bullandosi della sua trasgressione e della sua virilità. No? Ascoltalo. E io mi chiedo: ma l'hip hop è questo? Ma un artista per far successo deve produrre testi così? Non prendetemi per moralista, anzi, è paradossalmente proprio il nostro artista milanese che cade in ciò che tenta di combattere in queste 16 tracce: la morale. Perchè sembra proprio che la vita ruoti attorno al buono e il cattivo, a chi fa il bravo e chi non è bravo, a chi è un bigotto (tirando in mezzo cristi e madonne) e chi invece è "libero" come Gué e fa quello che gli pare...ma ascoltando questo album l'unica cosa che passa è che la vita fa schifo, che il mondo fa schifo, la gente fa schifo e l'unico modo per emergere è trasgredire, l'unico modo per essere libero è vivere così. No? Ascoltalo. Ti sembra libero?. Preferisco l'hip hop vero, non queste robe bling-bling, l'hip hop che parla vermante di chi lo compone, non di quello che il pubblico vuole che si parli.
Mi sembra che per essere diverso dagli altri devi essere più uguale a tutti.
No? Ascoltalo. E pensa a te.
Nota positiva, dai: immensi i beat di Joe, Zonta e Bassi
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"Se questa è vita
Io la diserto, i tatuaggi sul corpo sono la mappa per arrivare al tesoro che cerco
Trovo un castello di sabbia in mezzo al deserto
Speravo che fosse diverso mi disconosci
Dormo sul fondo del mare coi pesci di Horiyoshi
La terra in fiamme io resto qua a bruciare
Le persone brave salgono sull'astronave
"
da "Non mi crederai"
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Sir Biss

sabato 14 maggio 2011

[Fresh] Caparezza - Il sogno eretico

"Io non faccio musica ma il cacchio che mi pare
faccio rosicare chi ama il genere musicale,
non parlo male di un collega o di un presunto tale
ma riciclo il suo cd come regalo di Natale"
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da "Chi se ne frega della musica"
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Ecco, ci siamo, siamo arrivati; credevate che hhitalia fosse diverso, fosse dalla parte della scena nascosta, under under undergroundissimo... e invece no: oggi facciamo la recensione di un album commerciale, quello di Caparezza. Si, Caparezza.. fa rap? fa hip hop? Molto più di altri che si fanno chiamare mc. A parte queste considerazioni (delle quali non potrò farne a meno) passiamo alla musica. Un noto rapper (forse il migliore di sempre in Italia, ve ne narrerò) riconosceva al rapper di Molfetta il pregio di aver sfondato nella scena italiana, ma ne rimproverava il fatto di "suonare già vecchio": in questo album, il quinto, senza contare quelli con lo pseudonimo di Mikimix, effettivamente Caparezza rispolvera i tratti più canonici dei suoi ritmi, tra suoni rock e campionamenti improbabili (il citofono e l'urlo di "House Credibility" ricordano "Gli insetti del podere" e il battito di denti di "Ilaria Condizionata"). La scelta di personaggi e delle loro storie, arrivata al culmine col fonoromanzo del 2008, cede tuttavia il passo a pezzi più autobiografici e di denuncia sociale, forse qui con "frecciate" e pensieri più espliciti che in altri pezzi ("Inno verdano", "Gli insetti del podere", "Pimpami la storia", cedono il testimone a "Legalize the Premier" o "Non siete stato voi"). Personalmente non ho mai visto con interesse il rap politico, e preferivo di gran lunga i pezzi dall'ironia studiata che quelli urlati in stile piazza armata però riconosco che, anche a sto giro, Capa non va al ribasso: canzoni orecchiabili, metriche ed incastri (oddio, ma non si possono dire ste parole se è commerciale!) incredibili, un flow a tratti cantilenante (il rotolare del ritmo di "Chi se ne rega della musica" o "Il sono il tuo sogno eretico", ovviamente voluto) che non riesce ad annoiarmi. "Goodbye Malinconia" è un singolo da hit parade, di una orecchiabilità quasi imbarazzante...dovrebbero darlo a ripetizione in radio come un "Fuori dal tunnel" o "Io vengo dalla Luna" per farcelo cantare in tv nei programmi del pomeriggio su canale5 con tanto di trenino. Forse non si era capito: reputo Caparezza uno dei rimatori più grandi della musica Italiana, e uno dei rEmatori contro più in voga; l'album "Il sogno eretico" batte sicuramente "Le dimensioni del mio caos", e ha buone probabilità di raggiungere il magico trittico "CapaRezza?!"/"Verita' supposte"/"Habemus Capa": è solo una questione di assimilazione, come nel commerciale che si rispetti.
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"Dio mi ha dato un cervello
se non lo usassi gli mancherei di rispetto"
da "Sono il tuo sogno eretico"
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Sir Biss

domenica 3 aprile 2011

[Fresh] One Mic - Commerciale

"Questo è il nuovo disco dei One Mic
il nuovo disco commerciale dei One Mic
più è commerciale e più ne parli male
se ne parli male, è commerciale"
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da "Commerciale"
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Eccolo: potente fin dalla prima traccia, complicato, riflessivo senza grosse pretese, da One Mic insomma. Erano passati 6 lunghi anni dal loro ultimo lavoro a 6 mani, ma questo progetto nuovo nuovo li riporta (se n'erano mai andati?) di diritto nelle prime file della scena. Ad un primo ascolto già "5 anni dopo" ti fa risentire tutta la carica che è il marchio di fabbrica della Doner Music (la manciata di tracce di "Donercore EP" del 2009 è un concentrato di esplosiva potenza hip hop!) continuato in "Commerciale", inno alla paradossale ed atavica dicotomia che affligge il mondo hip hop tra underground e commerciale [forse un giorno avrò la capacità di parlarne anch'io, ndr]. L'album si snoda in alcune "pause" che tuttavia mantengono un beat calcato e caldo (quasi materno, in "Guarda avanti" e "Pioggia (rmx)") che fan da "stop and go" a reimmersioni nel mondo autocelebrativo ("Non c'è storia" ci riporta all'Ensi dei palchi delle battle) e arrogante, figlio di una musica fatta da sé. Ma, quasi senza avere il tempo di gustare i bassi e il tono di sfida, ecco che l'album prende un'altra piega, l'ultima piega che fa il tessuto di cui è fatto (tessuto sociale?). Dispiace un po' (a me), però devo dire che, soprattutto di questi ultimi tempi, mi sarei aspettato il momento di deriva melensa molto prima delle ultime 3-4 tracce...meno male. Anche in questo caso non voglio entrare nel merito di dire io cosa un autore debba o non debba fare per "appartenere" alla scena, però devo ammettere che è uno stacco che lascia il segno: in "Scusami" risuona l'eco di Tiziano Ferro, in "Vita morte e miracoli" risuona l'eco dell'equalizzatore (stai già muovendo il collo?)... non seguono l'album, il flow, la strada. Tutto qui. Concludo: One Mic restano uno dei primi gruppi in Italia, questo è indiscusso; e devo dire che hanno ben mescolato i nuovi suoni e stili dell'odierno hip hop, adeguandosi senza restare impagliati nei vecchi, ma senza neanche consegnarsi bigottamente ai nuovi. Bravo Raige, grande Rayden, magnifico Ensi. Da ragazzi così l'hip hop può ripartire (da dove, e verso dove??).
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"Non sono un buon architetto, davvero
costruisco partendo dal tetto
senza un progetto vero"
da "Non ho l'età"
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Sir Biss

sabato 26 febbraio 2011

[Amarcord] Carnicats - Doro Gjat meets Zion I

"Ommioddio, guardate! Un gatto..."
da "I gjats"
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Questo è solo un piccolo esempio, un 8 fresche tracce che riassumono, nella voce (1 di 4) di Doro Gjat, tutto il ritmo originale della Carnia dei Carnicats, gruppo forse un po' nascosto nel panorama italiano (troppo poco gangstar per l'hip hop tamarro e ignorante di oggi?), ma che non può essere lasciato nel dimenticatoio, per il modo leggero e tenace con cui, barra dopo barra, porta l'ascoltatore all'interno delle loro storie musicali, fatte di pioggia e freddo dell'alto Friuli e della malinconia da piccolo paese e grandi montagne, come in "Per chi sta su" featurnig Dek "ill Ceesa", brano di dolcezza rara. L'album è intriso di ironia per l'hip hop da catene d'oro e valori forzati: Jhonny Malaffare e Sonny Macchiavelli, giovani "wanna be" da paese, costruiti in modo da sembrare molto simili a rapper improvvisati sul web che riempiono solo i server di Youtube e MySpace. Anche in questo lavoro l'uso del dialetto friulano, marchio di fabbrica dei Carnicats, è assecondato (Dek "Ill Ceesa" ne è maestro), sempre per rendere tutto più conviviale, come se questi quattro ragazzi facessero gli album per la gente che vive con loro (e forse è così). A proposito di Carnicats e dialetto...volevo segnalarvi ben tre video che han colpito la mia voglia di analizzare la mente dei rapper attraverso le loro canzoni, e che trovate su Youtube.it: #1 il video di "Per chi sta su", #2 un video che "traduce" il brano "Di meno", del 2007 (si intitola Giuann + 21_Di-Meno (a trip to Gorizia) (Carnicats mixtape), #3 il video del brano "Carnicats", del 2008: finalmente un gruppo hip hop che si fa vedere per quello che è e non per quello che deve essere per stare nel gruppo degli zarri ggiusti o dei superundergroundrapperdastrada (essenziale per avere il beneplacito della scena italiana).
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"E nelle valli seguo i fiumi e il loro corso
mi spingo ancor più in alto ed è impossibile che affondo
certe notti alzo gli occhi e sullo sfondo
c'è neve ad alta quota contro un cielo blu profondo"
da "Per chi sta su"
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Sir Biss

mercoledì 23 febbraio 2011

[Skit] P.Ause

" “Pronto Jack fatti un giro dai, non esci da un mesetto” “No guarda, sto preparando questo esame maledetto!” “Ma smettila che pure un mese fa me l’hai già detto” “Eh, immagina l’esame,ora vado che il tempo è stretto!”.. "
Jack the Smoker, "Blocco", dall'album "V.Ita", 2010

giovedì 27 gennaio 2011

[Fresh] Sonbudo - Finalmente

"Quindici anni di freestyle sul palco, milioni di rime senza registrare un album
E finalmente posso dire "Finalmente!"
dopo mille sbatti la mia musica si sente"
da "Finalmente"
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Si può dirlo: finalmente! Anche Sonbudo a.k.a. Rusticoflow (e il rustico si sente), esce con il suo primissimo lavoro da solista. Immortale compagno di featuring, il ragazzo di Verona si è fatto conoscere per le collaborazioni con artisti della scena casalinga come Zampa, Flesha, CapStan e altri, ritagliandosi sempre il suo spazio, ma restando sempre ai margini della scena. Ora ha un album, prodotto da Muttofunk, che regala i classici ritmi di Verona, non ricercati, ma molto in sintonia con i loro artisti, dove per altro la voce dell'mc Budo si amalgama a pennello: e allora che ritroviamo tutta la convivialità dei testi, autocelebrativi e celebrativi della "vita da butei" per la prima parte dell'album (tema molto caro ai veronesi), più cupi e quasi gagsta nella seconda parte (la skit è il giro di boa dell'album), più R'n'B nella terza, per poi finire con novità che sembrano già dei classici (senti la musicalità da hit di "Seduto a decidere"). Quindici anni di permanenza nel mondo hip hop ha fatto crescere questo mc, dalla Zona 34, all'Osteria Lirica, alquesto progetto. Dobbiamo aspettare altri quindici anni ora?
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"Vedremo chi rimarrà in città [...]
vedremo veramente chi ci tiene [...]
Casa e lavoro, ma la fotta è per sempre."
da "Vedremo"
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Sir Biss

martedì 11 gennaio 2011

[Fresh] Bassi and Dj Shocca - Musica che non si tocca

"Abbiamo i classici per tre generazioni:"
da "Musica che non si tocca"
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I due punti nella citazione non sono a caso: dopo partono tutte le migliori produzioni (ci vorrebbero più strofe per elencarle tutti) di queste due colonne (sonore?) dell'hip hop italiano: da Milano Bassi, da Treviso Roc B. Album fresco, che, viste e soprattutto sentite le ultime uscite del genere, ci ricorda che c'è gente che non ha mai cambiato il suo flow, che ha sempre fatto vero hip hop, che ha sempre negli occhi e nelle orecchie i vecchi tempi: i ragazzi del "io c'ero". Malgrado l'attualità delle produzioni, l'album mantiene tutta la storia dei personaggi, facendoci rivivere tutti gli anni duemila (e anche più indietro). Mai noiso, forse semplice ma non scontato (è il miglior Bassi), ma caldo, accogliente e tagliente allo stesso tempo. Shocca è il compagno perfetto per Bassi, sembra servirgli i campioni sul piatto d'argento, e l'mc di Milano (che per me potrebbe rappare anche Jingle Bells che lo ascolterei) riesce, come sempre, ad interpretarli al meglio: senza forzare, senza strafare, ma con una grinta ("fotta" per canonici) che gli ha permesso di restare in piedi per così tanto tempo (ascolta "Wake Up!"). Quindi Sveglia! (cit.), ripartiamo da questi artisti, che, benché avanti con l'età (in nome di chi o che cosa poi sono "vecchi": i rapper non scadono) hanno ancora molto da dare, ma soprattutto da insegnare (basta ascoltare, non giudicare subito) ai giovani. Nota di fondo: quanto è old school Maury B... Gate Keepaz vive tutt'ora.
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"La mia comunità vive di gente che ha in comune il funk
e morirebbe solo per lasciarlo in eredità.
E' solo musica, lo so che pensi ad altri valori
ma è la musica che mi ha donato i giorni migliori"
da "Il suono originale"
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Sir Biss

lunedì 27 dicembre 2010

[Amarcord] Roggy Luciano - Amarcord

"E' questa è la dimostrazione dell'impazzimento derivato dall'isolamento: nel mezzo del flow mi sono perso. Nell'eco della stanza sento le mie note come se prendesse forma l'altrove forma parole..."
da "Dr. Moebius"
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Niente di tutto quello che avete sentito, niente di tutto quello che avete ascoltato,letto,visto: niente è paragonabile nella scena italiana, nel bene è nel male, a Roggy Luciano. E questo voglio metterlo subito in chiaro, perchè per affrontare questo artista (e i suoi 3 album) dobbiamo uscire dagli schemi che attanagliano l'hip hop, soprattutto in questo periodo di omologazione e deriva verso techno e commerciale. Roggy, di cui il racconto delle sue gesta sono affidate al suo biografo ufficiale dr. Giovanni LaMerda, è quello che, nell'underground più spinto, è definito un "One Man Army" (a lui non piacerà questo appellativo), perchè si distacca in maniera indifferente dalle convenzioni: la scelta delle registrazioni da vecchi film o filmati (vedi "L'anno del nevone"), il tono sbiascicato per riempire gli spazi nel beat e l'intuizione geniale dell'utilizzo della registrazione al contrario (più esplicito nel lavoro del 2007 "L'imprevisto") non sono mai state utilizzate in questo modo. Il tono è autunnale, polveroso, crepuscolare, solitario, da casa riscaldata da un camino e un Tavernello; Roggy è incasellabile, sfuggente, non parla di lui nelle tracce benché le stesse raccontino dei suoi viaggi inquietanti e extratemporali; i beat sono vecchia maniera; le rime sembran fatte da un divano anni '60; l'intento è oscuro (autocelebrazione disinteressata?). Aspetto altri album, per conoscerlo meglio (utopia), per capire il velo di misantropia e solipsismo che marca le giornate piovose di Imperia in cui si capiscono meglio le canzoni.
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"...sto fuori dai giochi e mi faccio l'albero a Dicembre
mi permetto di snobbare certe sette, di alternativi che sono l'alternativa al niente.
Poche sfide perse, gare di freestyle,
io sto a casa a scaricare i documentari di Sky [...]
Rivoglio la placenta, la pancia e la coperta..."
da "La folla, bastoncini"
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Sir Biss

venerdì 3 dicembre 2010

YouPush.it chiude: meno male?

"YouPushit va in standby (...) 57 pezzi tutti i lunedì, dando ampio spazio agli artisti più nuovi e pubblicando ogni tipo e genere di rap".
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Con un comunicato che sa di eloquio lapidario il sito Youpush.it chiude i battenti dopo un anno di onorato e costante servizio. Era da tempo che volevo scrivere di questo singolare progetto, portato avanti con costanza da una colonna del rap italiano come Big Fish e un artista che rientra nel genere "YouPush.it" - poi vi spiegherò meglio - come Surfa. Ora che ho davanti tutte le 57 canzoni, permettetemi di avanzare alcune considerazioni sul sito e su quello che viene pubblicizzato al suo interno. YouPush.it, tanto per mettere le cose in chiaro, è quanto di più pubblicitario e commerciale esista: non venite a dirmi che è per far conoscere la scena (perchè apri youtube e la scena te la conosci); o meglio, è per far conoscere una determiata scena e lanciare giovani e meno giovani, famosi e meno famosi, amici e meno amici e amici degli amici; si rammenta infatti che molti degli mc di Youpush.it sono prodotti dagli autori del blog. Oltre a questo noto una ccrta correlazione tra le canzoni qui pubblicate e quelle trasmesse da BeatBox, programma anch'esso defunto, in onda su m2o, e condotto (udite udite) da Fish e Ensi. Ma niente retroscenismi o invidie, la gente in qualche modo deve guadagnarsi da vivere e non c'è niente di male: sono dell'idea che se è rap bello e che piace, non importa che sia o no commerciale; i soldi e la notorietà piaccono a tutti tranne che ai polemici e agli invidiosi. Quello di cui volevo scrivere è il tipo di rap che viene fatto sentire su YouPush.it. E' uno strano rap, un rap delle nuove generazioni, più melodico, ma anche più elettronico: un incroci tra Daniele Vit, Neffa delle origini e Rayden (tre nomi a caso dite?), poco attinente con quello che abbiamo sempre denominato "underground". Ora, punto primo questo rap mi disgusta non poco: è mielenso, poco incisivo, autocelebrativo, sentimentale anche quando vuole parlare di strada e problemi seri (seri?!), e quando pensi che si riesca ad avere un minimo di virilità musicale si cade nel banale e nel volgare (volgare non in senso di "immorale", ma nel senso di "squallido e grottesco"); insomma, nulla a che vedere col rap vero, quello fatto di rime e incastri veloci, di punchlines, di ritmi potenti. Questa è roba da "mollaccioni". Dopo essere andato giù pesante - dovevo togliermela - aggiungo che se si vuole far conoscere la scena, la si fa conoscere tutta intera, quindi si chiede la collaborazione di altri artisti, di altri generi di rap, di altro da quello che ci avete fatto ascoltare in queste 57 lunedì. Certo, uno è libero di pubblicizzare quel che vuole e un altro è libero di ascoltare quel che vuole, ma se si vuole fare una cosa fatta bene, non imitate YouPush.it.
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Sir Biss