Come e perché nasce questo blog

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In un periodo in cui la musica hip hop è diventata alla portata di tutti, ma celata ai più, questo blog offre una visione ragionevole della scena italiana, particolarmente quella nordica, per distinguere ciò che vale la pena ascoltare e ciò che non è hip hop, ma musica in rima. Queste pagine non vogliono essere un luogo in cui si giudica o si pubblicizza, ma dove si valuta, dove ci si confronta, per capire meglio la musica hip hop, capendo meglio chi la scrive e\o compone: insomma, dove si possa condividere una passione


One love



Rispetta quelli che lo fanno da più tempo
devi andare a tempo e non perdere tempo
Scrivi nuove rime e crea nuove tendenze
e poi il tuo stile e rispetta le scadenze
Ok, come dice il vecchio saggio al terzo Dan
stanno aumentando i fan e diventerai una star


Surfa, "Vuoi fare la rapstar?", da Rap Roba Fresh vol.1

martedì 21 febbraio 2012

[Rapremo] Quando il rapper diventa san-tone


Credetemi.
Adriano è un principiante di fronte a certi esponenti odierni: pare che ormai l'hip hop sia un apostrofo grigio cemento tra le parole "bla bla e bla"; la colpa possiamo darla alla rete...e diamogliela! tra youtube, youtwitt, youfaccialibro, you&me di Vodafone e altri palliativi endofibraottica, gli mc deragliano inevitabilmente in discorsi che poco hanno a che vedere con la loro vera professione: rappare, comporre o entrambi. 
E si sentono quindi illustri intelletuali della strada che disquisiscono di altri rapper (forse il male minore), di politica, di valori, di arte a 360 gradi, di quello che pensano e non pensano. 
Da questo quadro , che poco si addice alla figura del cantante (colui che canta), emergono due considerazioni:
Numero 1: ovviamente, visto che le produzioni musicali degne di nota sono sempre meno, alcuni devono trovare un modo per rimanere nella testa del pubblico...e le opzioni sono 2: o inondare la rete di progetti di scarsa/pessima fattura, raffazzonati e che vengono dimenticati dopo un tweet; oppure reinventarsi altro, perché fare canzoni ormai non basta più.
Numero 2: non voglio entrar nel merito del giusto o sbagliato, anche perché  questo comportamento in alcuni casi si sta rivelando come una eccezionale mossa di marketing, in una scena hip-hop dove ormai la concorrenza è sterminata, ed è sempre più difficile essere un minimo originali ed "emergere". La mia è solo una costatazione della mutazione mediatica di un genere di musica che, a differenza di molti altri, è nato e si è diffuso in linea opposta a quella mediatica, a volte restando volutamente di nicchia (anche qua, de gustibus e de soldibus).

Conclusione: ci sarebbero da dire altre milioni di cose, ma una sola mi preme: per esperienza ho visto che il miglior modo di comunicare ed esprimere opinioni di un mc è stato, e lo è tutt'ora, il rap; non c'è altro modo di rimanere impressi nella gente per voi, cari rappers e produttori all'ascolto; non c'è discorso più colto che può confrontarsi con una punchline da urlo, non c'è argomentazione più valida di un flow spiazzante, non c'è lampo di genio più intelligente di un freestyle con incastri assurdi.

Quindi continuate a dire tutto quello che volete, anche cose che a me personalmente non mi interessano per nulla, anche cose banali forse, o che rispondono esclusivamente ad una ricerca di mercato,...
ma fatelo su di un palco, con un mic in mano, sopra un beat, preferenzialmente in rima.

Daniele Biss Bissacco





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